
Nella terapia con i bambini tutto parte dal gioco.
L’osservazione del gioco infantile si rivela funzionale alla comprensione e al monitoraggio delle varie fasi dello sviluppo evolutivo. Attraverso la pratica del gioco, il bambino vuole intrinsecamente comunicare, relazionandosi all’adulto, a se stesso, al mondo.
Il gioco ha l’importantissimo compito di far sperimentare al bambino sentimenti di angoscia e di dolore ma senza accedervi direttamente; il simbolico facilita anche l’elaborazione di traumi o situazioni croniche di sofferenza, che difficilmente possono essere esplorate con le parole.
Il mio lavoro parte da questa prospettiva: giocare (terapeuticamente) con i bambini per permettere loro di esprimersi al meglio ed estrinsecare le proprie fatiche.
Lo scopo è quello di aiutare la mamma e il papà a comprendere il più possibile cosa stia succedendo e dar loro gli strumenti (inteso come strategie funzionali ma anche come strumenti emotivi) per aiutare il figlio e accompagnarlo nella crescita.
Un lavoro che non coinvolge mai solamente i bambini: il genitore è infatti lo “strumento principe”che potrà assumere nuove strategie da mettere in campo nella propria famiglia, perché è lì che vive il bambino ed è lì che può ottenere i risultati migliori per il benessere desiderato. Io posso essere un tramite, un “traduttore” delle fatiche emotive del bambino e una “stampella” per l’adulto.
Modalità:
Colloquio con i genitori
Fase di conoscenza del bambino, in presenza dei genitori a seconda della sua età e dei suoi bisogni.
Fase di restituzione del quadro clinico e pianificazione delle modalità di prosecuzione del percorso.