Il denominatore comune di tutti i disturbi dell’umore è proprio l’abbassamento del tono dell’umore, che può arrivare a vissuti profondi di tristezza, disperazione, apatia, senso di inutilità e stanchezza cronica, fino a pensieri di morte. Spesso a questo disturbo se ne associano altri in comorbilità, come i disturbi dell’alimentazione e i disturbi del sonno, ansia, disturbi d’attenzione, vissuti di autosvalutazione, rallentamento o agitazione psicomotoria.
La depressione può sopraggiungere anche in periodi di vita in cui si dà per scontato (spinti dall’ideale comune) che si debba essere felici, come alla nascita di un figlio.
Il mito della madre felice può risultare un macigno quando il sentimento materno non corrisponde, quando l’unico pensiero è quello di voler scappare, quando non si riconosce il bambino che si ha davanti come quel figlio sognato e desiderato in gravidanza, quando un sentimento inaccettabile di non amarlo come “si dovrebbe” accompagna il post partum.
Alle volte il profondo malessere si acquieta e viene soppiantato da una ritrovata serenità, con l’assestarsi degli ormoni e con un equilibrio ristabilito, e allora si parla di maternity blues, una lieve depressione dovuta a condizione fisiologica e al bisogno della madre di riconoscersi nel nuovo ruolo, psicologimente.
Altre volte invece il sentimento di tristezza si radica e si rende necessario chiedere aiuto, dare supporto psicologico alla madre o alla coppia genitoriale, dato l’impatto estremamente profondo che si riverbera anche sul padre/compagno.
È importante che si ammetta un disagio e si possa chiedere aiuto; come psicologa clinica supporto chiunque senta di dover recuperare un equilibrio perso o trovarne uno nuovo, per fronteggiare momenti di forte difficoltà emotiva, dovuti a vicende personali traumatiche.